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A Foggia il Durum Days 2017 l'evento internazionale sul grano duro

Il 18 maggio si è svolto presso la Camera di Commercio di Foggia il Durum Days 2017, il più importante evento , a livello internazionale, dedicato al mercato del grano duro. Riportiamo qui di seguito alcuni stralci dell'intervento di Patrizia Marcellini – Coordinatrice del settore grandi colture e servizi dell’Alleanza delle Cooperative Italiane che ci sembrano di grande interesse per capire cosa c'è dietro alla pasta che mangiamo tutti i giorni e che sforzo enorme devono fare i produttori per garantire ai consumatori un prodotto di qualità.

"L’intera filiera della pasta è pronta a iniziare il dialogo e la ricerca di soluzioni condivise, e se questo avviene nel 2017 probabilmente, almeno in parte, la causa è da ricercare nella crisi profondissima che serpeggia in tutto il settore, crisi che gli operatori sanno bene essere ciclica ma che negli ultimi due anni ha toccato livelli talvolta di non ritorno dal punto di vista imprenditoriale. E ad ogni ciclo di crisi questa lascia morti e feriti sul campo.


Ovviamente la crisi inizia sempre dalla produzione primaria, anello debole della catena, ma oggi ha ampiamente raggiunto anche il mondo intermedio dei servizi e già da anni la volatilità dei mercati ha
coinvolto in maniera negativa anche pezzi importanti della prima e seconda trasformazione. Esprimo sull’argomento crisi un pensiero personale: a mio avviso per completare la filiera dovremmo avere a questo tavolo anche la distribuzione ed il mondo del consumo in genere. Infatti non c’è giorno in cui io non mi chieda come mai il nostro Paese, notoriamente, tra i paesi produttori di materie prime agricole, quello che sconta i costi più elevati in tutte le fasi della produzione, sia anche il Paese dove la pasta si acquista al prezzo più basso dell’intero pianeta, così che solo pochi degli attori della filiera, e probabilmente non sempre, raggiungono soddisfazioni economiche.


Controsensi della nostra Italia, come quello sugli Ogm non coltivabili ma legalmente mangiabili, solo per citarne uno dei più evidenti. Eppure basterebbe davvero poco per dare dignità alla filiera più distintiva del patrimonio della nostra tradizione gastronomica. E dunque, prima del collasso, la filiera si interroga e si confronta su cosa si potrebbe fare per non far morire la filiera della pasta dallo scenario agroindustriale italiano. Perché sani rapporti di filiera sono così importanti? Provo a dare una mia risposta: a mio avviso i contratti di filiera sono uno degli strumenti più idonei per mitigare gli effetti del “pericolo pubblico numero 1” degli ultimi anni: la volatilità dei prezzi. Il grano duro, data la sua piccola entità nello scenario mondiale dei cereali, evidentemente può subire oscillazioni più forti rispetto ad altri prodotti e ciclicamente si abbatte sui conti economici degli operatori. Operatori tutti, ma agricoli in particolare, perché come si diceva sono l’anello debole, con maglia poderale modestissima e con disorganizzazione completa nel presentarsi sul mercato.

Sotto il profilo della commercializzazione mi sento di fare un mea culpa anche al mondo della cooperazione, che ancora non riesce a liberarsi completamente del conto deposito con i propri soci, pur essendo per eccellenza la casa del conferimento, con tutte le conseguenze che ne derivano: non poter mettere costantemente il prodotto sul mercato e quindi perdere occasioni e subire il mercato anziché governarlo con le altre parti della filiera.


Sul fronte dei contratti di filiera abbiamo registrato, sul finire dello scorso anno, l’uscita del cosiddetto decreto grano duro, che per la prima volta ha previsto l’erogazione di un contributo per chi sottoscrive un contratto di filiera triennale con l’utilizzatore finale. Credo si possa definire un ottimo punto di partenza, se non altro per agevolare i rapporti di filiera. Dunque tutto bene? Non direi.

Innanzitutto i fondi, pari a 10 milioni, decisamente pochi per l’importanza che la coltivazione del grano duro ha in Italia. Anche il de minimis è indubbiamente un problema, perché di fatto tagliato fuori le imprese più grandi, ma sotto questo profilo il Ministero altro non poteva fare visto che si tratta di aiuti di stato. E dunque misure di questo tipo potrebbero entrare nella riforma della Pac del 2020?
Altro problema è legato al modo in cui si è data attuazione al decreto, con le famose Faq e con le circolari Agea, che hanno molto modificato il testo licenziato dalla conferenza Stato/Regioni: di fatto l’agricoltore è stato messo nella condizione di poter aderire al contratto solo per un anno mentre lo stoccaggio ha l’obbligo di fare il contratto con la trasformazione finale per tre anni: non è difficile capire che questo è il modo migliore per non impegnare tutti gli attori della filiera a fare quel passo in avanti che porterebbe a liberarsi, almeno in parte, delle quotazioni delle Borse merci e a fare bene i conti economici prima di seminare e non dopo.

E probabilmente i contratti di filiera stipulati, stante quanto sopra, non hanno avuto quell’impronta di possibile svolta sulla determinazione del prezzo. Ma ribadisco che comunque si tratta certamente di un passo in avanti, propedeutico per sviluppi virtuosi dei rapporti di filiera. Così come dovremo verificare come i fondi stanziati per le assicurazioni dei ricavi riusciranno a dare risposte in funzione della mitigazione degli effetti della volatilità, con una soglia di danno, oltre la quale scatta il risarcimento, al 20% anziché al 30%. Anche in questo caso la nostra classe politica ha dato segno di profonda attenzione al settore (in questo caso frumento in generale) e volontà di innovare. Staremo a vedere e suggeriremo eventuali modifiche, malfunzionamenti e quant’altro si riscontrerà nell’attuazione del decreto. Da ultimo i fondi mutualistici, anch’essi ottimo strumento per stabilizzare il reddito, al momento finanziati ma non messi in pratica, eppure premianti se ben studiati e attuati, come parte del mondo ortofrutticolo fa ormai da decenni. I fondi mutualistici, infatti, raccolgono fondi dagli agricoltori per ridarli agli agricoltori in condizioni di crisi, di clima e di mercato, senza che ci sia
sottrazione di denaro da parte di terzi, assicurazioni in particolare.

Tutti questi strumenti, dei quali peraltro troveremo ampio riscontro nella nuova Pac più di quanto non ci sia stato nella presente, sono buoni strumenti per mitigare i rischi e rendere la filiera sostenibile anche in termini di reddito per tutti quanti vi partecipano. Una piccola sollecitazione per la tavola rotonda: cos’è la sostenibilità? A mio modesto parere, la sostenibilità va letta a 360 gradi: ambientale, etica, di genere, ecc…. ma senza dubbio anche economica, anche se di questa sostenibilità al momento si parla molto meno.

Per concludere qualche auspicio per il futuro. Innanzitutto che questo sia solo l’inizio di un percorso condiviso da tutta la filiera, consapevoli del fatto che le cose che uniscono sono molte di più rispetto a quelle che dividono, visto e considerato che le difficoltà riguardano tutti. Altro augurio che faccio alla filiera, fasi produzione e stoccaggio, di trovare forme di forte e reale aggregazione, nella certezza che stare insieme è sempre un fattore positivo di competizione.

Da ultimo che gli strumenti di mitigazione della volatilità dei prezzi e dei cambiamenti climatici (contratti di filiera, assicurazioni, fondi mutualisti) possano trovare forte incentivazione e adesione, in maniera tale che possa sopravvivere il prodotto principale della dieta mediterranea: la pasta, con tutte le implicazioni che la coltivazione del grano duro comporta per tutto il paese, ma in particolare per tutte quelle aree dove non ci sono alternative colturali".

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